(di k.m.)

Ingresso di casa. Poco illuminato.

Un appendiabiti inchiodato sopra la carta da parati ingrigita dal fumo. Un citofono rosso e due vecchie stampe alle pareti, di quelle a colori saturi ma ormai sbiadite dal tempo, senza vetri. Un mobile alto e stretto, da corridoio. L’atmosfera, nel complesso, è più stantia che retrò.

Anna entra con una borsetta nera di pelle e una busta per la spesa, di rete, che si allarga prendendo la forma del contenuto: uova, scatolame, una baguette Esselunga.

La donna indossa un paltò beige e un baschetto rosso. I capelli che sbucano hanno la forma del bigodino. Sotto porta una gonna azzurra a pois bianchi e una camicetta bordò dal collo ampio e a punta. Cammina su un paio di zoccoli con la zeppa.

Ha esagerato col trucco, ma non lo sa. 

Ha un marcato accento del nord Italia e ogni tanto infila qua e là una parola forse in dialetto meneghino.

L’odore di naftalina nell’aria punge le narici.

ANNA

Ti ho comprato tutto. Ho comprato tutto il negozio (Ride per sbaglio). Tutto quello che ti piace. Mi sono ricordata… anche le uova! (Tende l’orecchio) Sì, per farti i soufflé! Che io lo so che ti piace tanto stciuparli con la forchetta. (Guarda il muro) Non so perché, sarai pur strano tu. Comunque ognuno il ga le sue… c’è che mi impressiona, m’impressione vederti sai, te rumpi la crosta che sembri un macellar! Con quella forchetta che scivola dentro che è come che fai una incisione in sala operatoria.

Suona: CHARLOTTE. Valse Musette di Gennaro Ruffolo. La donna ascolta. Ride. Ricorda. Si intristisce. Rovista nella borsetta, tira fuori una sigaretta e l’accende. 

ANNA

Anche al lago li ordinavi sempre. Prima era bello però. Ti ricordi, vero? Ninin, ti ricordi là sulla veranda? Con la bozzasca che soffiava e io che avevo ancora tanta voglia di cantare. (Ricorda, poi si guarda) Ero proprio un bel bijou … (Si guarda ancora e si intristisce, ma per poco). E pensavo, pensavo io e te insieme stretti stretti… (Interrompe la frase. Il tono è increspato) Tu invece sempre seduto, lì fermo come un lago, senza dire mai una parola. Nel cantunin te ne stavi, come una statua, a guardare le  folaghe, gli svassi. Le tue unghie, piuttosto… Fisso come il marmo a contare gli insetti. I moscerini si guardava invece che … (Anna si gira di scatto verso la porta) Chi è? (Al marito) Aspettavi qualcuno tu? (Tra sé) Ma chi può essere ora? Un momento, arrivo. (Al marito) Sì, sì vado io, tu non ti scomodare. Tu resta lì nel cantunin con le tue, i tuoi… (Va verso la porta. Poi fa due passi indietro. È stupita) Ah, è lei. Posso aiutarla? Sì è persa? Cosa cerca? L’ho chiamata? No, non l’ho chiamata. L’ha cercata lui? (Al marito) L’hai incomodata tu la signora? No, lui non l’ha cercata. (Riflette) È qui per un vaccino? Una campagna di prevenzione? Non lo sa. A quest’ora? Va là, già che è qua entri, non stia lì sulla porta come un toc de legn. Entri, entri. Posso offrirle qualche cosa? Torno proprio adesso dalla spesa. Dica, c’è tutto. Ho comprato  anche il negozio (Ride per sbaglio). Domandi! Si tolga un capriccio. Non faccia complimenti. Allora? Bene, intanto che ci pensa io finisco qui (Gira la testa verso la carta da parati fissando il punto in cui si sta staccando dal muro. Parla tra sé). Piombano in casa della gente, così su due piedi, e pretendono … (Alla dottoressa ma senza spostare lo sguardo dal muro) Un momentino, solo un momento, lei ci pensi, intanto ci pensi. (Si gira) Fatto, e allora? Dica, le piace mica la tartare? Le piace? Ho capito, non lo dice ma le piace. E allora vedrà che piattino. Mi dà un minutino che è bella che pronta. Così si toglie lo sfizio no. Scommetto che a casa sua non la mangia mai per via di suo marito. Lui cosa gradisce lui? Cosa comanda lui? L’occhio di bue? Ci scommetto la spesa che dirà  a suo marito che un pasticcio di carne come il mio non l’ha mai mangiato, nemmeno in villeggiatura. Ci scommetto io. Da Dio gli dirà! Da Dio! (Si stranisce) Perché, non si dice mica così? Oh santo cielo, non sarà una puritana lei? Va là che scava scava siamo tutti sacrileghi qui. Tanto, di un Cristo Santo, da queste parti nemmeno l’ombra. Che so io, qualcosa che un giorno ti vien giù dall’alto e ti cambia la vita (Allunga il dorso della mano aperta e poi, solerte, volta il palmo verso l’alto) e zac! Come nei film del cinematografo. Della cineteca? Che io poi mi contento, prendo tutto io, a me mi van bene … anche i marziani, sto mica lì a guardare il pelo nell’uovo, a me mi basta qualcosa che vien giù dall’alto e … (Sempre con una certa solerzia gira e volta il palmo per un paio di volte) Zac! (Al marito) Vero caro? (Alla dottoressa) Gliel’ho detto che lei è proprio simpatica? Adesso le faccio una confidenzina: (Si guarda attorno) qui, ogni tanto (Abbassa la voce e si guarda ancora attorno) qui da noi … si vedono! Ma come chi? Quelli lì, come li chiamate voi quelli dei film? (Avvicina gli indici alle tempie mimando due antenne) Dai che l’ho appena detto! I verdi! Che girano sui dischi! Con le teste a uovo. Gli E.T. insomma? (La descrizione l’ha  agitata. Non sa se ha fatto bene a dire quella cosa. Per allentare la tensione accende una sigaretta).

Buio.

Si sente il suono di un atterraggio, non è un aeroplano.

Luce stantia, come tutto il resto.

Anna fa cenno di aspettare. Spegne la sigaretta a terra insistendo sul mozzicone con il tacco della scarpa. Fa segno all’ospite di tacere. Tende l’orecchio per sentire se ci sono altri rumori.

ANNA

(Zelante) Sì, ha capito bene. Non sempre, ogni tanto, ma si vedono. Lo domandi, lo domandi ai fiulet in cortile, a loro non scappa nulla. (Al marito) Ma sì, sì lasciamelo dire. (Alla dottoressa) Come le guardie svizzere. Sembra che giocano al pallone, poi  invece. E non le racconto strambotti! Lo chieda a quelli. Sbirciano come gli 007, anche nelle serrature. Ma non di tutti i condòmini! Questa di fianco, per esempio, è la preferita. Per via del mestiere che fa, s’intende. Che poi quella lo sa che la guardano e mica gli dice mai niente, si vede che le piace … Un vai e vieni la notte, i  tappi devo usare. Cos’ha capito? Per lei, non per loro. (Guarda il muro. Fissa sempre  lo stesso punto) Ad ogni modo, a me la tartare piace molto. Ora mi dia tempo che le preparo un bel pasticcetto. (Ha gli occhi incollati al muro. E’ triste e sconsolata) È a lui che non piace. Per lui … solo soufflé. Al mattino soufflé, a pranzo, alla sera soufflé. Sempre. (Inizia a piangere) Cosa vuoi caro? Soufflé! Ti preparo la tartare? No! Due ovette al tegamino? Neanche. Allora alla coque? Nemmeno! Niente.  Soufflé, soufflé. Ho provato con le   ricette della televisione, ma nulla. Quelle delle  riviste che leggi sotto il casco quando fai la messa in piega, qualcheduna mi sembrava buona. Un disastro! E gliel’ho scritto alla rubrica del giornale, sì, per sfogarmi un po’….  Finché ho capito. Prima il lago, poi la statua con il moscerino. E a me mai un’occhiata. Cinico e depravato! Che ne so, un occhiolino! Sadico e spietato (Strizza gli occhi, non si sa se per il pianto o per render l’idea) Perché ora quella faccia da basilisco? (Silenzio. Smette di piangere) Cos’è, fissar la gente è lo sport che adesso va di moda? Insomma, l’ho fatta entrare, sono stata un’ospite educata, premurosa mi pare!?! Le ho offerto la tartare, il pasticcetto. Ora lo faccio, ma più per sapere cosa dirà a suo marito. E c’ho fatto pure le mie confidenze sulla vicina e su quelli che (Abbassa la voce, indica in alto col dito) vengono giù da là, ma che non cambiano mica mai nulla nemmeno loro! Se glielo dico è perché lo so. E lei, come mi ricambia a me lei?  (Silenzio. Piange di nuovo) Perché? Perché? Perché non glielo so dire il perché. Ho usato la forchetta. I verdi m’han detto: “usa la forchetta!”. Così ho preso la sua forchetta e zac! (Inforca l’aria) … zac! Io non sono una che tergiversa, non sto lì a menare il can per l’aia, questi son scesi giù dall’alto e m’han detto “usa la forchetta!”.  (Inforca ancora. Poi piange sul suo stesso pianto) Cosa dovevo fare? Ho fatto a lui come al soufflé. È cos’è cambiato? Niente, gliel’ho detto che non cambia mai niente.

Va là, ora le faccio il pasticcetto, polpa di prima scelta, vedrà vedrà.

Buio

Si sente il suono di un decollo, non è un aeroplano.

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