Un’intervista virtualmente letale.

Io – Posso equipararti a Mister Poof?

VC – Parli di Frank M. Ahearn, l’uomo che aiuta la gente a sparire? Comunque la risposta è no. Il mio movente è diverso dal suo, e anche il campo d’azione è a ben vedere un altro.

Io – Come un movente?

VC – Per ogni assassinio ci vuole un movente,  anche quando ti chiedono un suicidio.

Io – E qual è il motivo che ti spinge a ‘suicidare’ chi te lo chiede?

VC – Magari ci arriviamo dopo a questo.

Io – Iniziamo bene… Posso allora chiederti come fai a farli fuori?

VC – Prendi i maghi, i gangster o gli déi, a loro basta un gesto, talvolta uno schiocco di dita e tutto si compie. Scegli tu a che genere appartengo.

Io – Ok ho capito, anche a questo magari ci arriviamo dopo. Ma come ti senti appena ne fai fuori uno?

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VC – Come un dio. Ma se dio ti sembra troppo, immagina un prestigiatore che fa oscillare la bacchetta fino al colpo di scena finale, quello letale che cambia il destino, che ti regala all’oblio.

Io – Più che a un hacker mi sembra di parlare a un illusionista.

VC – Chi ha mai detto di essere un hacker? Ti racconto un fatto: nel 1941 Orson Welles ha reso a suo modo omaggio al mondo della rivista magica con The Mercury Wonder Show, regalando all’esercito americano una carrellata di numeri ispirati a Goldin e Thurston. Lui, Welles dico, nello show ha fatto prima  la parte del leone, poi ha ipnotizzato un’anatra e infine ha eseguito una metamorfosi con Rita Hayworth. Anche io mi occupo di metamorfosi,  vedila così, non di persone, di identità. E l’oblio è in qualche modo una forma-non forma di essere e non essere. Quindi se vuoi vedimi come una versione avanzata di Houdini: mi diletto con l’escapologia, degli altri però.

Io – Parliamo di prezzi: quanto costa farsi suicidare da te?

VC – Non chiedo soldi alle persone per cui lavoro.

Io – Allora cosa ci ricavi?

VC – Da loro? Dal gesto? Il prestigio di concedere l’oblio. Pensa al Faust: la tua identità non ti appartiene più.

suicide 4

Io – Non afferro. Provo a prenderla da un altro lato: visto che l’hai menzionato un paio di volte, e che da tempo se ne discute sul web,  mi riferisco al diritto all’oblio, che tradotto si potrebbe dire eutanasia virtuale, secondo te perché si arriva a desiderarlo? Forse se ci aiuti a capire quando, per quale motivo una persona arriva a domandarti di uccidere la sua identità, riusciamo a farci un’idea.

VC – Quando il diversivo diventa soffocante. Si dice che la realtà sia incerta, traditrice e sospetta. Ora immagina di doverne gestire due, tre, anche 10 a volte o più realtà che nel nostro caso si traduce in “identità”, diametralmente opposte o che al contrario finiscono per assomigliarsi troppo e confondersi, può mandare le persone davvero in tilt, gli si fonde il cervello e non solo. E se mi chiedi i motivi che spingono al suicidio su commissione, mettiti comoda perché la lista può farsi lunga: ecco ci sono gli errori di gioventù, le classiche stronzate che oggi possono addirittura precluderti la possibilità di entrare in una azienda o di fare carriera. I rivoluzionari da tastiera che hanno cambiato bandiera già due, tre o chissà quante volte, e adesso immagina la smania di linciaggio che cova giorno e notte l’agorà virtuale, sempre pronta ad esplodere. Riesci a farti un’idea? Può esserci alla base anche un mero fatto estetico, sia per gli uomini che per le donne, per farti l’esempio più stupido, metti che uno si è fatto la plastica… (Mi guarda un po’ e poi ride. Inizio a odiarlo). Oppure, gli ex hikikomori, ne hai mai sentito parlare? Questi, se si riprendono, di roba da eliminare, a forza di vivere come vegetali davanti allo schermo, ne hanno veramente una valanga. La loro è una patologia ma anche le altre lo stanno diventando e non vanno sottovalutate. Poi devi tenere in considerazione che la società globale, dove reale o virtuale sono ormai un polpettone, tende sempre di più a sintonizzarsi sul domani, chi cerca di muoverne i fili mira sempre più ad estendere il controllo su ciò che accadrà o che potrebbe accadere. L’oggi è già vecchio. E quindi che c’è chi vuole agire preventivamente, e se dico preventivamente parlo di 10, 20 anni di anticipo rispetto a quelle che un giorno possono diventare complicazioni per la futura famiglia o il futuro lavoro o la futura scelta sessuale, politica o chissà che altro verrà fuori. Loro vogliono potersi concedere il lusso di resettarsi tutte le volte gli pare.

Io – All’inizio hai accennato al rischio di tilt psicofisico, siamo sicuri che sia solo una questione di reputazione e che non ci sia dell’altro che spinge a farsi suicidare?

VC – Il fascino ancestrale per la morte e la rinascita, forse. Anche la nostra, anzi la tua. Anche se virtuale.

(Tocco ferro)

Io – Non lo so, mi sembrerebbe più onesto parlare di delirio di onnipotenza, da più parti. Insisto sull’oblio: sono passati due anni da quando la Corte europea ha stabilito il diritto di poter chiedere ai motori di ricerca di eliminare dalle loro pagine i link verso contenuti che li riguardano, se inidonee o irrilevanti. E Google si è adeguato, concedendo ai cittadini europei la possibilità di inviare una richiesta per far rimuovere i link ‘scomodi’. Però noi sappiamo pure che si può eliminare un link o un profilo ma non si possono ancora cancellare definitivamente le sue tracce. Del resto ci avevano già provato quelli di Suicide MachineSeppukoo. Poi c’è una nuova piccolissima postilla che appare sempre più spesso su alcuni siti e che per fartela breve dice: se ti vuoi iscrivere al servizio che offriamo sappi che non potrai più rimuovere i tuoi di dati sensibili, questi diventano automaticamente nostri (di proprietà della compagnia) e se se ci gira li possiamo pure cedere a terzi (il che è molto probabile, se non automatico).

Di fronte a uno scenario simile mi pare che alcuni punti critici anti-oblio continuino a sopravvivere: la collocazione “fisica” dei contenuti ad esempio:

  1. La Corte europea ha dato l’ok per la cancellazione dei link ma esige pure che i contenuti non vengano eliminati. Dove finiscono allora?
  2. E la discrezionalità di Google dove la mettiamo? Secondo quali principi decide se accogliere o meno una richiesta di cancellazione visto che dice di dover “bilanciare il diritto alla privacy con quello all’informazione”? E non riesco a pensare quanto ci metterà a pronunciarsi se, appena uscita la sentenza europea, in una manciata di giorni gli sono arrivate 12 mila domande di cancellazione.

Ora dimmi, ma tu come fai a garantire l’oblio con tutte queste variabili e restrizioni?

VC – Ho seguito il tuo discorso, non fa una piega. Ma se io ti dico che il suicidio è effettivo, totale e a regola d’arte è perché so come fare. Quanto al “come” perché mai dovrei svelarti il trucco? Che razza di prestidigitatore sarei se lo facessi?

Io – Allora posso chiederti quanti di quelli che fino ad oggi si sono fatti suicidare da te hanno ricreato una nuova identità?

VC – Mettiamola così: il punto non è stare dentro o fuori una condizione. Il punto è la possibilità di evadere e casomai decidere di rientravi ma da un’altra porta. Prima tu hai parlato di onnipotenza e io di olimpo, fai la somma.

Io – Non capisco.

VC – Non devi capire tutto ad ogni costo, accontentati della risposta e assapora la possibilità di una fuga che presto o tardi verrai a chiedermi pure tu.

Io – Se credi. Da quanto tempo fai questo lavoro? Posso definirlo lavoro?

VC – Il tempo che dedico a questa attività è un concetto relativo. Potrei dirti tre anni ma dovrei poi raddoppiarli, dividerli, frazionarli, elevarli. E più che chiamarlo algidamente lavoro, lo definirei un’opera sociale.

Io – Vada per l’opera sociale. Quanto al concetto di tempo, direi di lasciar stare la matematica che non è il mio forte. Anche se la tua mi sembra una risposta un po’ da nerd. Posso sapere perché hai accettato di farti intervistare?

VC – Perché quel vago odore di romanticismo ideologico che emani è a suo modo anacronistico. Sai, la coerenza per me è fondamentale.

— Dopo la sua battuta, non sapendo se ridere o insultarlo opto per la terza via e mi taccio  —.

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Virgo Cecchini è il suo nome: se agognate un incontro con Mister Oblio cercatelo pure in rete, non troverete traccia. Invece sarà lui a trovare voi. Virgo è a disposizione solo di chi è veramente certo del passo che sta per compiere. E, dato che conosce a fondo le logiche che guidano le azioni degli utenti, sa che per trovarlo il 94% di voi tenterà tre strade, una di queste gli permetterà di risalire a te! E forse di prenderti in esame per il prossimo suicidio.

Io – Ti piace come presentazione, è così che la volevi?

— Ride sguaiato. La prendo come risposta —.

Ultima domanda: ma cosa te ne fai delle identità una volta che le hai assassinate? Hai un tuo cimitero personale?

— Si alza e prende la giacca in mano, probabilmente non mi risponderà. Peccato, volevo sapere se anche lui dà la possibilità di lasciare un testamento virtuale*. Sarà mica questo il movente? —.

Una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile.

*Come Testamento Virtuale qui non si intende quello che ora propone Facebook, ovvero la gestione di profili di persone realmente defunte. Ma qualcosa di forse un po’ più mistico, anzi, quantistico.

Parte dell’intervista è apparsa in forma cartacea su Laspro – Rivista di letteratura, arti & mestieri.

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