Eh già, lo diciamo anche noi.

Sta di fatto che LA FANTASCIENZA E’ DONNA è il titolo della conferenza che ha esplorato la storia segreta o poco nota di alcune menti femminili dietro alle due serie televisive di fantascienza più longeve dell’occidente: “Star Trek” e “Dottor Who“.

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L’incontro si è tenuto il 19 novembre a Chiavari presso la Sala Livellara, con la collaborazione del Circolo del Cinema Dodes’ka-den e la Uicc – Unione Italiana Circoli del Cinema e con il patrocinio e il contributo del Ministero per i Beni Culturali e del Turismo.

A condurlo Daniele Clementi, Presidente della Uicc – Unione Italiana Circoli Cinema, che ha narrato trame e mostrato materiale raro, perlopiù inedito, su queste importanti ma dimenticate figure femminili che hanno ispirato le grandi serie televisive.

Clementi ha indagato su quanto il lavoro della donna nel prodotto di intrattenimento televisivo degli anni 60′ sia stato specchio fedele della storia dell’emancipazione femminile occidentale fino al mondo di oggi.

“Il Cinema, soprattutto nel passato, ci ha abituati a vedere uomini destinati a divenire eroi e guerrieri del nostro immaginario, segregando le protagoniste a posizioni secondarie, così come nel racconto filmico e letterario anche nella società questo modello si è in qualche modo imposto non lasciando mai o quasi mai centralità al processo creativo femminile”.

Ecco, adesso immaginate quel faccino che vedete nel banner in alto, qui su questo blog, aprire tutto a un tratto gli occhi, togliersi il casco, uscire dallo schermo, attaccarsi al telefono e comporre il numerino di Daniele Clementi — insomma, la sottoscritta si è sentita chiamata in causa — per chiedere all’esperto un quadro aggiornato sullo stato dell’arte ‘donne-fantascienza’. Doveroso, no?!?

Ecco il frutto di quella chiacchierata:

LFèF – Caro Daniele, guardando ai prodotti seriali per la TV ma anche al cinema di oggi, cosa è cambiato secondo te nella rappresentazione della figura femminile se parliamo di fantascienza?

DC – Dobbiamo fare un salto nel tempo, ricordandoci a quali condizioni si trovavano le donne che scrivevano di fantascienza nei primi anni 50′ americani, un tempo dove essere donna o essere una persona di colore significava essere limitati negli spazi espressivi e di realizzazione personale, non era tanto diverso in Italia naturalmente. Le donne scrittrici si firmavano con pseudonimi maschili o nascondevano il loro nome di battesimo indicando solo le iniziali e poi il cognome, in questo modo i lettori consumavano storie scritte da donne senza sapere che erano tali. Credo che la storie delle serie di Star Trek sia una perfetta cartina tornasole per rispondere alla domanda. Ai tempi delle prime puntate della serie americana l’autrice Dorothy Fontana nascondeva il suo genere di appartenenza firmando gli script con il nome D.C.Fontana. Il primo pilota di Star Trek venne bocciato per tante ragioni ma una di queste fu, per memoria dello stesso Roddenberry, proprio la presenza così importante di una figura femminile nell’equipaggio. La compagna di Gene Roddenberry, Majel Barrett, non poté impersonare il ruolo di primo ufficiale nella serie originale di Star Trek proprio perché donna e si preferì assegnare ad un maschio alieno quel ruolo, il Signor Spok (Leonard Nimoy) diventò il primo ufficiale, naturalmente era un personaggio di grande fascino che diede un notevole contributo alla serie ma fu un peccato perdere una figura femminile così importante.

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Sul ponte della nave comparve comunque una donna di colore in un ruolo meno forte e ciò nonostante la sua presenza fu importante ed aiutò perfino la causa di Martin Luther King dimostrando quanto si potesse fare per la società con una storia fantastica di 45 minuti alla settimana.

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Abbiamo dovuto aspettare gli anni 90 per trovare una donna primo ufficiale nel mondo di Star Trek con la serie Deep Space Nine (che aveva peraltro un capitano di colore) e qualche anno dopo per avere finalmente una donna al comando con la serie Voyager.

LFèF – Le grandi produzioni televisive internazionali iniziano a chiedere esplicitamente progetti con ruoli femminili meno ancillari e più attivi, lo hai rilevato anche nelle produzioni di genere? A tuo parere è una questione di emancipazione o sono scelte dettate da algoritmi?

DC – Oggi la presenza femminile è sempre più importante nel racconto televisivo, lo capiamo guardando una serie fantasy come IL TRONO DI SPADE ma anche studiando la funzione centrale dei personaggi femminili della prima stagione di WESTWORLD. L’uso dei modelli di scrittura classici teorizzati da Chris Vogler si sono finalmente arricchiti delle teorie post junghiane del viaggio dell’eroina enunciate da Maureen Murdock, quest’ultima sembra aver chiaramente ispirato l’evoluzione narrativa delle donne delle due serie citate e prodotte dalla HBO. Credo che il pubblico, e così l’inconscio collettivo che teorizzava Jung, sia soggetto a continue mutazioni condizionate dal bisogno di mantenere alcune certezze nella logica del racconto ma al tempo stesso di rinnovare e stupire mantenendo la soglia di attenzione alta nello spettatore. Penso che questi cambiamenti non avvengano pertanto solo per rimando ideologico o sociologico ma perché si sente il bisogno di qualcosa di nuovo o di riscoprire qualcosa di molto vecchio di cui abbiamo dimenticato l’esistenza. Se il mito di Horus ci sta stancando ecco che riscopriamo quello di Iside.

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Siamo ormai pronti per delle eroine complete che non diventino maschi per soddisfare il nostro gusto ma che siano capaci di restare donne, madri ed al tempo stesso leader e protagoniste delle nostre storie.

Questa idea di non negare la maternità ma di renderla in forma diretta o indiretta il fulcro motivazionale dei nuovi eroi lo vediamo perfettamente in Daeneris del TRONO DI SPADE ma anche in Maeve Millay, interpretata magnificamente da Thandie Newton, nella nuova serie WESTWORLD sui cui non mi soffermo per non generare spoiler imperdonabili.

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LFèF – Tutto molto chiaro e grazie per non aver dato anticipazioni a chi ancora aspetta di vedere l’ottimo Westworld. Un’ultima domanda: c’è un’eroina o anti-eroina che non ha ancora fatto il salto dal romanzo al grande o piccolo schermo, e che meriterebbe un film dedicato?

DC –  Il fumetto SAGA scritto da Brian K. Vaughan e illustrato da Fiona Staples offre personaggi femminili molto interessanti, la storia è difficile da realizzare ma promettente sul piano della spettacolarità, inoltre mi piacerebbe molto vedere sul grande schermo le eroine della nostra Licia Troisi. Il potenziale di nuove eroine raccontate secondo principi più liberi ed innovativi ci sarebbe in pieno ma le regole delle major sono sempre quelle di non correre rischi, Hollywood vive nel perenne terrore di realizzare un nuovo QUARTO POTERE, ovvero qualcosa che segni per sempre la storia del cinema, che cambi definitivamente il modo di fare un film ma che al tempo stesso faccia irrimediabilmente fallire uno studio cinematografico.

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E con questa chiusa da grande maestro, il nostro Daniele Clementi ci ha consegnato un’istantanea interessante ed articolata sul cammino della figura femminile nella narrazione fantascientifica sul piccolo schermo, da ieri ad oggi.

Noi ovviamente facciamo il tifo per un QUARTO POTERE in gonnella, mentre aspettiamo che magari qualche produttore si accorga di SAGA o decida di investire sulle eroine della Troisi.

Intanto sabato 17 dicembre, sempre in quel di Chiavari, e sempre alla Sala Livellara, vi aspetta un altro incontro: IL FEMMINICIDIO AL TEMPO DEI SUPEREROI. Un argomento di scottante attualità affrontato con un taglio del tutto inedito. Un’occasione da non perdere.

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