A.I.= Love Machine

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Consider the ramifications of a conscious machine: one that thinks and feels like a human, an ‘electronic brain’ that dreams and ponders its own existence, falls in and out of love, writes sonnets under the moonlight, laughs when happy and cries when sad.

love machine

What exactly would it be good for?  What could be the point of spending billions of dollars and countless hours of precious research time in order to arrive at a replica of oneself? (  )

by George Zarkadakis, a Greek novelist, playwright and essayist

via aeonmagazine.com

fashion & sf

ROBOTIC SPIDER DRESS || CREEPY COUTURE

Exploration within the realms of robotic dresses; a spider dress gave birth. A cute little host creature created by fashiontech designer ANOUK WIPPRECHT and hacker & engineer DANIEL SCHATZMAYR – A prototype of a mechanic dress equipped with sensors indicators and controllers, created with the aim to give more power and ‘psychological thrills’ to the sugar sweet character that performative wearables often have. Sensoric, servo controlled, mechanic, microcontroller based and reacting//attacking upon approach, inspired by the game LIMBO.

Presented during VIVE LE ROBOTS / Cafe Neue Romance in Prague during the EU Robotics week NOVEMBER 2012 and prototyped during TEDX Vienna in collaboration with the ‘METALAB’ – Vienna’s famous hackerspace. And with the use of black plexiglass by EVONIK industries (Germany)

MOVIE CREDITS – model BARBORA RIHAK | make up artist LINDA CHUDOMELOVA | shot in PRAGUE, official photoshoot by MOJMIR BURES video shots and edit by Anouk Wipprecht

via anoukwipprecht.nl

TECHNOSENSUAL

‘Where Fashion meets Technology’

Chestpiece / LED capture

 

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acconciatura

Psychopathia Sexualis #1

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Sexology as a field is both science and social science — it encompasses rigorous biological studies of reproduction and sexual response, as well as psychology, sociology, and history.

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It wasn’t until the nineteenth century, however, that scientists started referring to themselves as “sexologists.”

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From that time forward, there has been a rich and diverse scientific literature devoted to sex ()

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by ANNALEE NEWITZ

via io9.com

Donne dell’altro mondo #1

Esiste una regione tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere: è la dimensione dell’immaginazione, dove la Panspermia è un fatto e non teoria. Dove pollini, genomi e cianobatteri se ne vanno a spasso (immaginate qui un effetto ralenti) nello spazio e nel tempo, assolvendo al solenne invito «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela et cetera, et cetera».

– per farla breve: un variopinto défilé di impollinate e impollinatori cosmici –

Il resto dell’articolo lo trovate sul sito amico MOVIE MAKER MAGAZINE ma anche su L’ARCHIVIO CALTARI insieme a locandine, film completi e indiscrezioni.

(Già, un argomento come la Panspermia, per sua natura tende a fecondarsi, anche in rete)

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Usami come ti serve

«Noi tocchiamo ora ad una rivoluzione scientifica che operò nel consorzio umano il maggior cambiamento che siasi mai operato […] Tutti si avvedono come io alluda all’invenzione degli omuncoli o uomini di seconda mano, o esseri ausiliari».

Ippolito Nievo

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Ogni tanto vale la pena ricordare che Leonardo da Vinci fu uno degli ingegneri-artisti più attivi sul fronte della robotica. Pare infatti che tutta una serie di ingranaggi disegnati dal genio toscano non fossero altro che meccanismi da inserire all’interno di un’armatura per farne un essere con sembianze umane in grado di muoversi autonomamente. Che, tradotto nel gergo di oggi, potremmo definire: un post-umano.

E proprio di post-human parla Robert Pepperell nel suo Manifesto. Dove dichiara, per l’esattezza al punto 7, che: «Nell’era postumana le macchine non saranno più macchine». Sconcertante o affascinante? Tutto da vedere.

Ma cosa può generare l’effettiva inclusione  di umanoidi/androidi/post-humans nella società? La fantascienza si è spesa al riguardo, ma la realtà contingente supera sempre ogni nostra più bizzarra previsione.

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Parte il corteo:

GIÙ LE MANI, IL MANICHINO TI GUARDA!

Le vendite dei beni di lusso sono diminuite a causa della crisi? Alcuni rivenditori hanno pensato bene di offrire un nuovo particolarissimo prodotto su misura per i commercianti: manichini bionici dotati di una videocamera che cattura le immagini dei clienti e dei passanti. Un software di riconoscimento facciale permette di identificare le persone in base a sesso, età e razza.

Ecco a voi i manichini EyeSee! Realizzati da Almax, un’azienda italiana con sedi a Como, Parigi, New York e Toronto. Costano circa 4.000 euro al pezzo. In alcuni aeroporti vengono usati per identificare malintenzionati, nel tentativo di prevenire i furti. Ma a cosa servono messi in vetrina? Ti/ci studiano, personalizzano le offerte e fidelizzano i clienti. Ovvio, no? Le informazioni raccolte vengono utilizzate per allestire le boutique; se è il caso, per modificare il layout dello store; per creare promozioni o nuove linee adatte ad un target ben ‘identificato’. Qualche esempio: un noto marchio ha lanciato una linea di vestiti per bambini dopo aver scoperto, chiaramente tramite gli EyeSee, che la clientela pomeridiana è costituita in maggioranza dai più piccoli. Un altro negozio ha notato che un terzo dei visitatori dopo le 16 è di origine asiatica, per cui ha deciso di assumere dipendenti che parlano cinese.

Almax sostiene che le immagini non vengono conservate, per cui è sufficiente avere la licenza per la TV a circuito chiuso. Ma questa nuova pratica commerciale potrebbe considerevolmente incidere sulla privacy dei consumatori.

Non finisce qui: la prossima generazione di EyeSee sarà in grado di interpretare le parole pronunciate dai clienti, in base alle quali verranno mostrati su uno schermo i prodotti più adatti alle loro preferenze.

E siamo solo all’inizio.

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QUELLI DA CUI NON RIUSCIREMO (MAI?) PIÙ A LIBERARCI

È appena stato presentato alla Human-Computer Interaction conference di Birmingham, Savvybot: un robottino sviluppato e costruito da Nuno Gato e dai suoi colleghi della Robosavvy di Londra.

Se da un lato della rete aumenta il numero di utenti che per motivi di privacy celebrano il funerale del proprio profilo fb, dall’altro nasce Mr Savvy che interagisce con noi entrando in contatto guarda un po’ proprio tramite i social network.

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GEMINOID F.: STASERA È DI SCENA L’ANDROIDE

Il quotidiano La Repubblica ha di recente intervistato il drammaturgo Ozira Hirata per conoscere le capacità attoriali della sua creazione.

Come si muove in scena Geminoid F.? «Ha due possibilità: o essere azionato da un tecnico dietro le quinte, con la voce di un’attrice anche lei nascosta. Oppure il suo ruolo è memorizzato ed eseguibile, sempre uguale, infinite volte».

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SE INVECE PARLASSIMO DI OLOSTAR?

Hatsune Miku è una creazione della Crypton Future Media, azienda giapponese che non solo ha inventato la voce della cantante — grazie a un sintetizzatore vocale della Yamaha, “Vocaloid” — ma ne ha anche realizzato un corpo olografico per farla interagire con il pubblico.

Per mantenere la voce di Hatsune il più realistica possibile, gli è stata  impostata come base vocale quella di una nota doppiatrice di anime giapponesi, Saki Fujita, che ha già fatto parlare i protagonisti di grandi successi come Bleach, Avalon Code, Angel Beats! e Kekkaishi.

Hatsune Miku ha esordito da spolista con “Stargazer”, era il marzo 2010. I brani e gli show della olostar sono distribuiti su DVD e Blu-ray. in arrivo anche il videogame “Hatsune Miku Project Diva”.

INTANTO LA MUSICA RISORGE CON LE OLO DELLE STELLE DI OGGI (MA ANCHE DI IERI)

 

ROBOTICI MOULIN ROUGE IN SALSA ASIATICA

Si tratta di uno spettacolo telecomandato di luci, danze e cabaret. Il biglietto d’ingresso è di 32 euro, cena inclusa.

Al Robot Restaurant di Tokyo possiamo trovare (manovrate da avvenenti ma muscolose ragazze in bikini) gigantesse che danzano tra i tavoli e che inscenano sexy show per un pubblico probabilmente poco interessato alle specialità dello chef. Infatti il menù è un po’ esiguo: solo tre piatti. Forse perché è più facile ottenere una licenza per la ristorazione che per l’impiego pubblico di robot ciclopici, ragazze dell’esercito, bande musicali e spettacoli in motocicletta.

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METTI UNA SERA A CENA  

Sì, A PATTO CHE A SERVIRMI SIA UN ROBOT!

A Harbin, nella provincia Heilongjiang in Cina, un piatto costa tra i 5 e gli 8 dollari e l’atmosfera è alquanto singolare. Tutto il personale, dal cuoco ai camerieri per un totale di diciotto elementi, è composto interamente da automi. Mentre i clienti gustano le portate al tavolo, un pet (chiaramente robot) intrattiene i più piccini. Sviluppati e gestiti dal Liu Hasheng e il suo team di ingegneri, i robot sono stati realizzati dalla Harbin Haohai Robot Company che ha investito nel ristorante circa 640mila euro.

Ad attirare i nuovi clienti e ad illustrare loro le specialità della casa, dei piccoli umanoidi posti all’entrata.

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L’ANTENATO

Errare è umano, ma per i tedeschi deve essere tremendo. E’ così che a Norimberga nel 2008 è nato il primo ristorante gestito in maniera robotizzata: è il Beggar’s.

UN TEMPO C’ERANO GLI ANIMALI DA SALOTTO, OGGI I CANI DA SMARTPHONE

Si tratta di un follow-up per i-SOBOT, un robot bipede uscito nel 2007: i-SODOG è destinato a clienti di tutte le età.

Dotato di sensori sulla schiena e la testa — un sensore biometrico nel naso gli consente di comunicare con gli altri ‘lui’ —; è in grado di riconoscere circa 50 parole. I-SODOG tende la zampa, si accuccia a comando ma sa anche ballare a ritmo di mp3. Può essere controllato tramite un’app dallo smartphone. I punti che conquista quando lo porti fuori a passeggio (fa punti se ti riporta l’osso?) possono essere convertiti in cibo, ovviamente virtuale. Se due esemplari entrano in comunicazione e magari uno dice di aver fame, l’altro potrebbe rispondergli: “OK, andiamo a mangiare insieme!”. Il pet che non sporca è sviluppato da Tomy. Costo? US $ 400, tasse incluse.

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E QUANDO I PIU’ BELLI SI FANNO OBSOLETI? DRITTI AL MUSEO

 

SE QUALCUNO RISCHIASSE DI CONFONDERSI ASPETTANDO CHE L’I-DOG FACCIA DAVVERO I SUOI BISOGNI, O INVIANDO LETTERE D’AMORE A UN OLOGRAMMA?

NO PROBLEMA,  PUÒ SEMPRE FARE IL TEST DELLA STANZA CINESE

Mi scusi, a che ora passa la navetta per Marte?

Prepariamoci al primo reality show in diretta da Marte.

Ma prima andiamo prima per gradi.

Il 2012 è stato definito LA PRIMAVERA DEL VOLO SPAZIALE. E proprio a partire dallo scorso maggio hanno preso il via una serie di progetti – quasi tutti finanziati da privati – per la colonizzazione di Marte, dove al momento si trova Curiosity.

(il primo contatto di Curiosity)

Ma, come dicevamo, andiamo per gradi e vediamo chi c’e’ in gara per portare vita umana non solo su Marte ma anche sulla Luna.

Il 29 maggio la Sierra Nevada Corporation  ha completato il primo test di volo assistito del proprio veicolo suborbitale: il Dream Chaser.

Pochi giorni prima, XCOR Aerospace ha annunciato di aver completato i test della pompa dell’ossigeno liquido della propria navetta suborbitale: il Lynx. Excalibur Almaz ha annunciato di avere in programma lanci verso la stazione spaziale internazionale e verso l’orbita lunare.

Nello stesso periodo Virgin Galactic ha ricevuto l’autorizzazione a effettuare lanci sperimentali della sua SpaceShipTwo da parte della Federal Aviation Administration.

Il 30 maggio  Moon Express ha annunciato di aver comprato la Next Giant Leap, LLC realizzando così la prima acquisizione di una compagnia partecipante al Google Lunar X PRIZE (un premio da 30 milioni di dollari per la prima compagnia privata in grado di inviare autonomamente un lander robotico sulla luna).

Il 31 Blue Origin ha annunciato di aver completato un importante controllo dei sistemi del proprio veicolo orbitale.

A tutto questo bisogna aggiungere l’annuncio dei giorni scorsi della Planetary Resources e il fatto che da qualche settimana è partita la fase di test del motore ibrido jet/razzo “Sabre”, uno dei componenti chiave dello spazioplano britannico Skylon.

Ed eccoci finalmente alla notizia che annuncia la progettazione del primo – spettacolare -avamposto umano su Marte. Bisogna solo aspettare il 2023 per assistere a quello che il suo fondatore definisce:  “l’evento mediatico che farà impallidire il Grande Fratello”.  

In questa vera e propria primavera del volo spaziale privato si inserisce il recente annuncio della costituzione di Mars One (qui il sito ufficiale): una compagnia olandese il cui ambiziosissimo obbiettivo è di realizzare un avamposto umano sul pianeta rosso entro il 2023. La compagnia che al momento è impegnata a raccogliere fondi per il progetto, dovrebbe inviare già nel 2018 un rover per scegliere il punto ideale dove costruire l’insediamento marziano. In seguito, dopo altre missioni preparatorie dedicate alla realizzazione dell’habitat, nel 2022 dovrebbero partire  alla volta di Marte i primi 4 astronauti umani. Una novità è che per autofinanziarsi la compagnia ha intenzione di trasformare la missione nel più grande evento mediatico di tutti i tempi: Bas Lansdorp, l’imprenditore fondatore della società lo definisce come “l’evento mediatico che farà impallidire il Grande Fratello”.

(mr. Bas Lansdorp)

Una sorta di reality show prolungato seguito in mondovisione. Un altra particolarità del progetto è che gli astronauti non faranno mai ritorno: per diminuire i costi la missione sarà infatti di sola andata, gli uomini e le donne inviati in missione saranno volontari disposti a non fare mai più ritorno sulla Terra. In effetti, l’obiettivo a lungo termine è proprio di colonizzare gradualmente il pianeta; ogni 2 anni verranno inviati altri aspiranti marziani e l’avamposto comincerà a diventare una colonia sempre più autosufficiente.

(simulazione del progetto MARS ONE)

Forse è inutile commentare la notizia con frasi retoriche, citando ‘la società dello spettacolo’, la coscienza virtualizzata, la dipendenza dal vecchio ma sempre gettonatissimo tubo catodico (inteso in tutte le sue declinazioni e assuefazioni da) o la caduta degli dei. Alla fin fine questo siamo, una massa di maldestri curiosi, morbosi egoisti bisognosi di attenzione. Ecco perché mr. Lansdorp non ha torto a proporre un piano così discutibile di promozione per quel suo viaggio senza ritorno. Qualche anno fa (1997) un film di altissimo livello ‘Gattaca – la porta dell’universo’ portava su pellicola il sogno di volo dell’ Icaro tecnologico. Semplificando di molto la trama, si tratta in sintesi della competizione di un gruppo di giovani che vogliono conquistarsi un posto sulla navetta che andrà su Titano. Peccato che quei ragazzi – solo nel film, per il momento – fossero selezionati secondo le regole dell’ingegneria genetica che divide gli esseri umani in Validi (concepiti in provetta col DNA manipolato) e Non Validi (gli altri, quelli nati col vecchio sistema), considerati dei paria.

(Gattaca: capitolo Aspettativa di vita)

Mi domando solo come mr. Lansdorp selezionerà i vari icaro del suo reality in onda in mondovisione dal 2023. Con riassunti quotidiani rigorosamente trasmessi in fascia prime time, deduco.

Simulando una risposta al titolo di questo articolo:

Certo signorina, dovrebbe passare tra un’ora. Ha con se il documento di viaggio? Altrimenti può acquistarlo qui all’angolo, per soli 500mila* dollari.

*(è quanto si stima potrà costare realmente a un privato il biglietto del suo viaggio spaziale)

by LA FANTASCIENZA E’ FEMMINA & I MARZIANI SIAMO NOI

FONTI:

– http://scienzadifrontiera.blogspot.it

– http://www.tecnocino.it

– http://www.nextme.it

– http://www.ilquotidianoitaliano.it/

La fantascienza è rossa (ma con Beatitudine)

La fantascienza non solo è femmina ma è anche russa (quindi rossa) e in più è classica.

La Beatitudine teatrale di Michail Afanas’evič Bulgakov ne è la prova.

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Qualcuno potrebbe definirlo ‘realismo fantastico’, altri preferiscono parlare di ‘illusione (fanta)scientifica’ del primo ventennio del secolo 900. Ma sempre riferendosi a Bulgakov, perché è lui il nostro autore di genere. Un classico ma di genere.

Ci parla di Beatitudine (e altri vizi) Fabrizio Parenti, attore, regista e drammaturgo. Ma soprattutto gran lettore, come ama definirsi.

F.P.: Intanto Bulgakov aveva un rapporto molto stretto con la scienza, era, se non mi sbaglio, un medico specializzato in dermatosifilopatologia. Pensandoci, tra i grandi autori teatrali russi abbiamo lui e Čechov, entrambi uomini di medicina;  tra l’altro nella letteratura russa, un certo filone scientifico è, se non onnipresente, spesso ricorrente. Ma chiudiamo la parentesi.

Bulgakov, in tutta la sua produzione, sia teatrale che letteraria, credo si possa a pieno titolo definire scrittore di fantascienza. Nei famosissimi racconti Le uova fatali (noto in Italia al grande pubblico grazie al celebre sceneggiato RAI)  o nel romanzo breve Cuore di cane, il plot nasce da un esperimento guarda caso scientifico che, pur eseguito con le migliori intenzioni – considerato il periodo storico e quindi gli ideali socialisti della nascita dell’uomo nuovo (homo sovieticus) – sfocia con umorismo nella Tragedia.

(locandine del film Le uova fatali)

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(copertine de Le uova fatali)

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Chiaramente il pessimista Bulgakov non ha particolare fiducia nell’uomo e, pur essendo medico, neanche nella scienza, anzi: considera quest’ultima una forma di stregoneria moderna posta al servizio dell’ideologia socialista come ‘il braccio armato’ della fallimentare salvezza sociale umana, vaticinata dal regime stalinista. E in questo conflittuale rapporto con la materia, si trova in compagnia dell’amico Jean-Baptiste Poquelin, ovvero Molière, il quale, si sa, aveva pessima considerazione dei medici.

Parlando di teatro, un testo straordinario e purtroppo poco rappresentato è “Beatitudine”  [Blaženstvo] che esiste in una versione parallela (con leggere differenze) e con diverso titolo: Ivan Vasil’evič ovvero Ivan il Terribile.

(locandina film Ivan Vasil’evič cambia professione)

Ivan Vasil’evič cambia professione film

Qui uno scienziato disoccupato e un po’ nullafacente viene abbandonato dalla moglie, un’attrice che si è innamorata del protagonista della piéce in cui sta recitando, ovvero l’uomo che veste i panni teatrali di Ivan il terribile. L’affranto marito decide di costruirsi una macchina del tempo in casa (parliamo di un palazzo moscovita ai tempi della NEP) quando gli fa visita l’amministratore dello stabile, mentre nell’appartamento accanto a loro entra un ladro. Inavvertitamente la macchina si avvia e i tre (il ladro, l’amministratore e lo scienziato) vengono trasportati nel futuro: Mosca anno 2222, la città della gioia e della serenità; ovvero BEATITUDINE.

Nel frattempo, la Time machine è rimasta aperta e, con gran furore, fa capolino nel presente (degli anni ’20) il vero Ivan il terribile. Che la moglie dello scienziato, tornata pentita all’ovile, scambierà per il suo ex amante…

Mi fermo qui perché credo sia meglio leggersi la commedia colma di momenti di ironia e satira politica, tra l’altro, ancora validissimi anche in differente regime politico. Beatitudine è, mio avviso, una delle commedie di Bulgakov più erroneamente sottovalutate e meno, o per nulla, rappresentate. Credo che, in generale, a tutto il suo teatro dovrebbe andare maggiore attenzione. Perché Bulgakov è un classico moderno, ha una scrittura capace di sperimentare su linguaggi e stili che vanno, come ci ha mostrato, dalla fantascienza al pulp.

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Un autore che, oltre all’amore per la science-fiction, e pur essendo uomo di formazione scientifica, ha sempre avuto un grande interesse per il misterico e per l’esotismo. Per cui non si può non citare, parlando di lui, un capolavoro assoluto: “Il Maestro e Margherita” dove la figura di Satana diventa  per la prima volta moderna, ispiratrice di tutte le successive versioni/rivisitazioni declinate alla musica e al cinema. SYMPATHY FOR THE DEVIL dei Rolling Stones nasce dalla lettura di Mick Jagger del libro.

Quanto a Cuore di cane (intitolato dapprima “Felicità di cane”) ebbene, qui  lo stesso Bulgakov si sente un po’ un Satana degli anni ’20, mentre gode con ironia dell’inevitabile fallimento di ogni speranza di redenzione dell’uomo, che considera bello perché cialtrone.

(copertine del romanzo breve Cuore di Cane)

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(locandina dello del film)

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Il povero cane che inizia il romanzo breve con un ‘io narrante’, racconta di venir sottratto al freddo della gelida notte da Filip Filipovic Preobrazenskij, l’andro-ginecologo che è il prototipo ideale dello scienziato Bulgakoviano e, sempre per ironia satanica, è descritto come possibile Dio.

La vicenda è ambientata nei primi anni della rivoluzione russa e il medico-scienziato di fama mondiale è alla ricerca di qualcosa che arresti la vecchiaia e ringiovanisca. Così tenta, col supporto del suo fanatico assistente, un funambolico esperimento: trapianta in un randagio di nome Pallino, l’ipofisi di un uomo giovane appena deceduto.

L’esperimento riesce, almeno nella forma: dalle spoglie di can Pallino, nasce (e sceglie da sé il proprio nome) il signor Poligraf Poligrafovic Pallinov: tipico esempio di parassita sociale. Beve, ruba, fotte (mette incinta una fanciulla) e getta nello sconforto lo scienziato-creatore e tutta la nomenclatura socialista dell’epoca.

Con Cuore di cane non vado oltre, limitandomi a lanciare un invito alla lettura. Ma non senza un’ultima nota ironica che la dice lunga sull’attualità di Bulgakov: il medico che effettua l’esperimento è famoso come studioso di tecniche di riproduzione e attività sessuale. Praticamente un attuale sessuologo ed esperto di fecondazione assistita.

Extra:

Ivan Vasil’evič cambia professione è un film del 1973 diretto da Leonid Gaidai, commedia ispirata a “Ivan Vasil’evič”.

Nel cinema Cuore di cane ha invece ispirato sia Alberto Lattuada che Vladimir Bortko.

Negli anni settanta la RAI ha trasmesso uno sceneggiato televisivo in 2 parti intitolato, appunto, Uova fatali, per la regia di Ugo Gregoretti, con Gastone Moschin e Alessandro Haber. Mentre un adattamento radiofonico è stato trasmesso il 17 aprile 1981 nel programma Nightfall della CBC.

Nel 1996, Sergei Lomkin ne ha diretto una versione per il cinema.

E. T. (un atto unico da condominio)

(di k.m.)

Ingresso di casa. Poco illuminato.

Un appendiabiti inchiodato sopra la carta da parati ingrigita dal fumo. Un citofono rosso e due vecchie stampe alle pareti, di quelle a colori saturi ma ormai sbiadite dal tempo, senza vetri. Un mobile alto e stretto, da corridoio. L’atmosfera, nel complesso, è più stantia che retrò.

Anna entra con una borsetta nera di pelle e una busta per la spesa, di rete, che si allarga prendendo la forma del contenuto: uova, scatolame, una baguette Esselunga.

La donna indossa un paltò beige e un baschetto rosso. I capelli che sbucano hanno la forma del bigodino. Sotto porta una gonna azzurra a pois bianchi e una camicetta bordò dal collo ampio e a punta. Cammina su un paio di zoccoli con la zeppa.

Ha esagerato col trucco, ma non lo sa. 

Ha un marcato accento del nord Italia e ogni tanto infila qua e là una parola forse in dialetto meneghino.

L’odore di naftalina nell’aria punge le narici.

ANNA

Ti ho comprato tutto. Ho comprato tutto il negozio (Ride per sbaglio). Tutto quello che ti piace. Mi sono ricordata… anche le uova! (Tende l’orecchio) Sì, per farti i soufflé! Che io lo so che ti piace tanto stciuparli con la forchetta. (Guarda il muro) Non so perché, sarai pur strano tu. Comunque ognuno il ga le sue… c’è che mi impressiona, m’impressione vederti sai, te rumpi la crosta che sembri un macellar! Con quella forchetta che scivola dentro che è come che fai una incisione in sala operatoria.

Suona: CHARLOTTE. Valse Musette di Gennaro Ruffolo. La donna ascolta. Ride. Ricorda. Si intristisce. Rovista nella borsetta, tira fuori una sigaretta e l’accende. 

ANNA

Anche al lago li ordinavi sempre. Prima era bello però. Ti ricordi, vero? Ninin, ti ricordi là sulla veranda? Con la bozzasca che soffiava e io che avevo ancora tanta voglia di cantare. (Ricorda, poi si guarda) Ero proprio un bel bijou … (Si guarda ancora e si intristisce, ma per poco). E pensavo, pensavo io e te insieme stretti stretti… (Interrompe la frase. Il tono è increspato) Tu invece sempre seduto, lì fermo come un lago, senza dire mai una parola. Nel cantunin te ne stavi, come una statua, a guardare le  folaghe, gli svassi. Le tue unghie, piuttosto… Fisso come il marmo a contare gli insetti. I moscerini si guardava invece che … (Anna si gira di scatto verso la porta) Chi è? (Al marito) Aspettavi qualcuno tu? (Tra sé) Ma chi può essere ora? Un momento, arrivo. (Al marito) Sì, sì vado io, tu non ti scomodare. Tu resta lì nel cantunin con le tue, i tuoi… (Va verso la porta. Poi fa due passi indietro. È stupita) Ah, è lei. Posso aiutarla? Sì è persa? Cosa cerca? L’ho chiamata? No, non l’ho chiamata. L’ha cercata lui? (Al marito) L’hai incomodata tu la signora? No, lui non l’ha cercata. (Riflette) È qui per un vaccino? Una campagna di prevenzione? Non lo sa. A quest’ora? Va là, già che è qua entri, non stia lì sulla porta come un toc de legn. Entri, entri. Posso offrirle qualche cosa? Torno proprio adesso dalla spesa. Dica, c’è tutto. Ho comprato  anche il negozio (Ride per sbaglio). Domandi! Si tolga un capriccio. Non faccia complimenti. Allora? Bene, intanto che ci pensa io finisco qui (Gira la testa verso la carta da parati fissando il punto in cui si sta staccando dal muro. Parla tra sé). Piombano in casa della gente, così su due piedi, e pretendono … (Alla dottoressa ma senza spostare lo sguardo dal muro) Un momentino, solo un momento, lei ci pensi, intanto ci pensi. (Si gira) Fatto, e allora? Dica, le piace mica la tartare? Le piace? Ho capito, non lo dice ma le piace. E allora vedrà che piattino. Mi dà un minutino che è bella che pronta. Così si toglie lo sfizio no. Scommetto che a casa sua non la mangia mai per via di suo marito. Lui cosa gradisce lui? Cosa comanda lui? L’occhio di bue? Ci scommetto la spesa che dirà  a suo marito che un pasticcio di carne come il mio non l’ha mai mangiato, nemmeno in villeggiatura. Ci scommetto io. Da Dio gli dirà! Da Dio! (Si stranisce) Perché, non si dice mica così? Oh santo cielo, non sarà una puritana lei? Va là che scava scava siamo tutti sacrileghi qui. Tanto, di un Cristo Santo, da queste parti nemmeno l’ombra. Che so io, qualcosa che un giorno ti vien giù dall’alto e ti cambia la vita (Allunga il dorso della mano aperta e poi, solerte, volta il palmo verso l’alto) e zac! Come nei film del cinematografo. Della cineteca? Che io poi mi contento, prendo tutto io, a me mi van bene … anche i marziani, sto mica lì a guardare il pelo nell’uovo, a me mi basta qualcosa che vien giù dall’alto e … (Sempre con una certa solerzia gira e volta il palmo per un paio di volte) Zac! (Al marito) Vero caro? (Alla dottoressa) Gliel’ho detto che lei è proprio simpatica? Adesso le faccio una confidenzina: (Si guarda attorno) qui, ogni tanto (Abbassa la voce e si guarda ancora attorno) qui da noi … si vedono! Ma come chi? Quelli lì, come li chiamate voi quelli dei film? (Avvicina gli indici alle tempie mimando due antenne) Dai che l’ho appena detto! I verdi! Che girano sui dischi! Con le teste a uovo. Gli E.T. insomma? (La descrizione l’ha  agitata. Non sa se ha fatto bene a dire quella cosa. Per allentare la tensione accende una sigaretta).

Buio.

Si sente il suono di un atterraggio, non è un aeroplano.

Luce stantia, come tutto il resto.

Anna fa cenno di aspettare. Spegne la sigaretta a terra insistendo sul mozzicone con il tacco della scarpa. Fa segno all’ospite di tacere. Tende l’orecchio per sentire se ci sono altri rumori.

ANNA

(Zelante) Sì, ha capito bene. Non sempre, ogni tanto, ma si vedono. Lo domandi, lo domandi ai fiulet in cortile, a loro non scappa nulla. (Al marito) Ma sì, sì lasciamelo dire. (Alla dottoressa) Come le guardie svizzere. Sembra che giocano al pallone, poi  invece. E non le racconto strambotti! Lo chieda a quelli. Sbirciano come gli 007, anche nelle serrature. Ma non di tutti i condòmini! Questa di fianco, per esempio, è la preferita. Per via del mestiere che fa, s’intende. Che poi quella lo sa che la guardano e mica gli dice mai niente, si vede che le piace … Un vai e vieni la notte, i  tappi devo usare. Cos’ha capito? Per lei, non per loro. (Guarda il muro. Fissa sempre  lo stesso punto) Ad ogni modo, a me la tartare piace molto. Ora mi dia tempo che le preparo un bel pasticcetto. (Ha gli occhi incollati al muro. E’ triste e sconsolata) È a lui che non piace. Per lui … solo soufflé. Al mattino soufflé, a pranzo, alla sera soufflé. Sempre. (Inizia a piangere) Cosa vuoi caro? Soufflé! Ti preparo la tartare? No! Due ovette al tegamino? Neanche. Allora alla coque? Nemmeno! Niente.  Soufflé, soufflé. Ho provato con le   ricette della televisione, ma nulla. Quelle delle  riviste che leggi sotto il casco quando fai la messa in piega, qualcheduna mi sembrava buona. Un disastro! E gliel’ho scritto alla rubrica del giornale, sì, per sfogarmi un po’….  Finché ho capito. Prima il lago, poi la statua con il moscerino. E a me mai un’occhiata. Cinico e depravato! Che ne so, un occhiolino! Sadico e spietato (Strizza gli occhi, non si sa se per il pianto o per render l’idea) Perché ora quella faccia da basilisco? (Silenzio. Smette di piangere) Cos’è, fissar la gente è lo sport che adesso va di moda? Insomma, l’ho fatta entrare, sono stata un’ospite educata, premurosa mi pare!?! Le ho offerto la tartare, il pasticcetto. Ora lo faccio, ma più per sapere cosa dirà a suo marito. E c’ho fatto pure le mie confidenze sulla vicina e su quelli che (Abbassa la voce, indica in alto col dito) vengono giù da là, ma che non cambiano mica mai nulla nemmeno loro! Se glielo dico è perché lo so. E lei, come mi ricambia a me lei?  (Silenzio. Piange di nuovo) Perché? Perché? Perché non glielo so dire il perché. Ho usato la forchetta. I verdi m’han detto: “usa la forchetta!”. Così ho preso la sua forchetta e zac! (Inforca l’aria) … zac! Io non sono una che tergiversa, non sto lì a menare il can per l’aia, questi son scesi giù dall’alto e m’han detto “usa la forchetta!”.  (Inforca ancora. Poi piange sul suo stesso pianto) Cosa dovevo fare? Ho fatto a lui come al soufflé. È cos’è cambiato? Niente, gliel’ho detto che non cambia mai niente.

Va là, ora le faccio il pasticcetto, polpa di prima scelta, vedrà vedrà.

Buio

Si sente il suono di un decollo, non è un aeroplano.

Figlie delle stelle

Fantaletteratura: eroine e amazzoni di carta e in celluloide

Supereroi, paladini della giustizia, vendicatori, guerrieri intergalattici, robot e androidi. Quanti ce ne ricordiamo? Quanti ne abbiamo scoperti e a quanti ci siamo affezionati durante l’infanzia?

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La science fiction è costellata di mitici personaggi maschili, dotati di superpoteri, capaci di grandi atti di forza. Eppure, se volessimo dare a questo genere una lettura tutta femminile, scopriremmo con sorpresa che ci sono anche moltissime eroine da ricordare. Fantascienza, fantasy, horror e gotico sono generi letterari, cinematografici, televisivi e fumettistici, costellati di grandi donne. Tanto nelle fiabe e nei poemi epici (gli antenati del genere fantastico); quanto nei romanzi, al cinema, nei fumetti e nei cartoni animati.
Il nome “Barbarella” vi dice nulla? È un vecchio film di fantascienza, del 1968, diretto da Roger Vadim. Un’eroina di carta partorita in realtà dalla fantasia e dalla matita di un illustratore, Jean-Claude Forest. Le cronache dell’epoca dicono che, nonostante l’audace protagonista fosse interpretata da  Jane Fonda, al suo debutto sul grande schermo l’opera venne considerata un flop. Ma, non appena  uscì in home video scoppiò letteralmente il culto.

A questo punto  è doveroso citare l’indomita Venus del Grande Mazinga, con i suoi invidiabili missili perforanti. E, a seguire, in questa hit parade del fantastico, ecco sfilare in passerella tutte le altre figure femminili che hanno affiancato Goldrake, Geeg robot d’acciaio, Capitan Harlock, Gundam, Daitarn III. Tutte quante sono diventate icone, non solo degli anime (traslitterazione giapponese della parola inglese animation, “animazione”) ma icone di genere, in senso biologico, femminile appunto. Hanno lottato di fianco all’eroe fino a che non si sono prese uno spazio tutto loro, come Lamù: un manga pubblicato in Giappone dal 1978 al 1987, scritto e disegnato da Rumiko Takahashi, dal quale sono stati nel tempo tratti una serie di ‘piccantissimi’ cartoni, sei film e dodici video originali.

Tornando alle protagoniste di celluloide, nella nostra lista cappeggia Anne Francis, la memorabile interprete di The Forbidden Planet (Il pianeta proibito, 1956); Sean Young – e qui parliamo di tempi più recenti – in Blade Runner. Kelly LeBrock – La donna esplosiva, che è sicuramente adatta ai nostalgici. Osannata in patria e all’estero la Monica Bellucci di Matrix (Reloaded e Revolutions). Anche  Gillian Anderson con la serie di X-Files ha spopolato ovunque come in passato accadde per Diana Prince, ovvero Wonder woman. Ma dove mettiamo la prode Sarah Connor di Terminetor & sequel? Non pensiate poi che l’indifesa fanciulla rapita da King Kong e fatta sventolare da un grattacielo, non rientri nell’elenco.

Un intero capitolo andrebbe dedicato alle autrici di letteratura di genere. Dove compaiono nomi come Mary Shelley, Marion Zimmer Bradley, Ursula K. Le Guin, Marie Corelli, Andre Norton, Jacqueline Carey, Jk Rowling; o le nostre Mariangela Cerrino, Licia Troisi, Roberta Rambelli. Moltissime furono costrette a scrivere sotto pseudonimo maschile per vedersi pubblicate. E la loro produzione è stata infinitamente proficua e determinante a favore del genere.  La fantascienza femminile, a partire dagli anni ’70, trasforma la fantascienza classica da una lotta abbastanza banale tra l’uomo e gli altri, ad un modo alternativo di rivedere la gerarchia fra sé e l’alieno; aprendo, in quegli anni, degli spazi di immaginazione all’interno dei quali accogliere la ‘differenza’.

Oggi non solo la fantascienza femminile non ha nulla da invidiare a quella di Dick, Heinlein e Farmer, ma ha anche tutte le carte in regola per superarne i fasti. Una motivazione ce la suggerisce la stessa Le Guin: secondo la scrittrice, le donne hanno una concezione della società diversa dagli uomini, in quanto preferiscono la collaborazione alla gerarchia, la persuasione alla forza, la ricerca del consenso all’uso della forza bruta.

E la vostra eroina stellare chi è?

Sitografia:

–          “Quando la fantascienza si fa donna” di Riccardo Di Stefano, daily.wired.it

–          www.immacolatariccio.it/lavori/donne/archivio-delle-donne/

Un fantascientifico bordello

Si apprende dal sito dello Star Wars Fan Club ravennate che in Nevada, vicino alla nota Area 51 (dove si presume siano gelosamente custoditi e studiati veicoli ed entità aliene) stia per aprire una ‘casa di appuntamenti’ in perfetto stile sci-fi.

Il magnate del sesso a pagamento, Dennis Hof, ha deciso infatti di inaugurare il suo terzo bordello con l’idea di tematizzarlo secondo i più famosi film e telefilm di fantascienza.

Ad accompagnare Hof in questa avventura stellare sarà Heidi Fleiss, una nota maitresse americana che punta tutto su Avatar dicendo che ci vogliono alieni sexy come quelli di Avatar e loro intendono offrirli.

Il bordello sarà affiancato da un distributore di benzina, un parcheggio per camion ed un supermercato.

Insomma, le fantasie sessuali più strane dei nerd di tutto il mondo potranno essere soddisfatte e tutto nella più perfetta legalità (il Nevada è l’unico stato americano in cui la prostituzione è legale).

“The biggest sex organ is right here — it’s all in our head,” Hof said. “It’s not as much physical as it is mental, and the fact that you can try living out fantasies– it doesn’t hurt anybody. You just have a little fun, and then you go home.”

fonte: http://abcnews.go.com/blogs/business/2012/03/sci-fi-inspired-brothel-near-area-51-is-out-of-this-world/