DISTRICT 9

Divisi da un recinto d’amnesia

E intanto riprende la stagione degli sbarchi

(Uno screenshot  tratto dal film riprende il campo d’accoglienza delimitato da un filo spinato con apposto un cartello che segnala il divieto di circolazione ai non umani)

District, slumtownship o bidonville se vogliamo dirla coi francesi. Ma anche semplicemente ‘campi’, per restare in casa.

Stiamo parlando dei quartieri poveri spesso situati ai margini delle grandi metropoli. Aree caratterizzate da isolamento sociale ed economico, proprietà terriere irregolari con condizioni sanitarie e ambientali inaccettabili. In passato anche luoghi residenziali, persino desiderabili.

Oggi approdi di fortuna che diventano stanziali.

Un piccolo capolavoro di crudo realismo, prodotto dal 3 volte Premio Oscar® Peter Jackson  – Il Signore degli Anelli, La saga – e che parla proprio di questo, è District 9: un film che ci catapulta in un mondo dove gli alieni, atterrati sul nostro pianeta nel 1980, da ormai 30 anni sono ghettizzati in una baraccopoli alle porte di Johannesburg, in Sudafrica. Un’opera recente, è del 2009, e innovativa: non solo per l’uso degli effetti speciali, quanto per quel simpatico cortocircuito che il regista Neill Blomkamp – già Palma d’Oro per un corto – riesce a creare; difatti, se da un lato gli alieni potrebbero essere più naturalmente migranti molto poco extraterresti, dall’altro l’immedesimazione dello spettatore va tutta nei ‘gamberoni’ – così chiamano gli E.T. del film – e nella condizione che essi vivono, piuttosto che negli ‘umani’. E quando l’astronave sgomma via fa pensare all’ultima scena di Miracolo a Milano (Vittorio De sica). Vi ricordate quel poetico volo in sella ad una scopa nel finale? Anche qui a baraccopoli mica si scherzava ma eravamo nel 1951. Dopo la guerra e prima del grande boom. Ora i costumi sono altri eppure nei fatti par proprio si voglia tornare lì: non era il petrolio ciò che il proprietario terriero reclamava quando chiamò la polizia per far sgomberare quei disgraziati dalla sua terra?

TITOLO: Disctrict 9

REGIA:  Neill Blomkamp

SCENEGGIATURA: Neill Blomkamp, Terri Tatchell

ANNO: 2009

INTERPRETI:  Sharlto Copley, David James, Jason Cope, Vanessa Haywood, Marian Hooman

 Dialogo tra un giornalista e un ‘gamberone’:

– Cronista: Perché siete qui?
– Alieno: Non avevamo scelta, siamo precipitati qui.
– Cronista: Perché non ve ne andate?
– Alieno: Come facciamo ad andarcene se voi ci trattenete qui?

Oggi vivere in città costa, e costa troppo. I giovani e non più giovani sono invitati a migrare: cittadini europei, cittadini del mondo? Mah, si vedrà. I salari calano e i carrelli della spesa si svuotano. C’è chi con un po’ di preveggenza e molto buon senso invita alla decrescita. Una risposta che potrebbe eludere forme di selvaggia e progressiva ghettizzazione. Vivere con poco, sprecare meno e rispettare l’ambiente, senza però perdere dignità: sì, forse è possibile. Un modello che, se messo in pratica, potrebbe diventare condivisibile anche da chi approda di notte sulle nostre rive. In Calabria ad esempio non c’è solo Rosarno, a Riace l’immigrazione è servita a ridare ossigeno a una comunità disintegrata: lo ha raccontato anche Wim Wenders, due anni fa, e per farlo ha scelto addirittura il 3D.

Ed eccoci al punto.

Quanta capacità di immedesimazione abbiamo? Nella realtà intendo. Siamo ad aprile e già da un mese è iniziata la stagione degli sbarchi: il 3 marzo la Capitaneria di porto di Lampedusa ha soccorso un gommone a poche miglia dalla costa dell’isola. A bordo del mezzo 69 immigrati.

Sul Corriere della Sera lo scorso anno, esattamente in questo stesso periodo, c’erano articoli che titolavano così: “La rabbia di Lampedusa contro gli sbarchi. Bloccata per ore la discesa a terra dei clandestini”.

E allora, vogliamo pensarci un po’ prima? Gli ‘altri’ come già successo in passato, anche un domani potremmo tornare ad essere noi. L’ha detto pure il presidente Napolitano in occasione del 150° dell’Unità d’Italia: “Guardiamo avanti, traendo dalle nostre radici fresca linfa per rinnovare tutto quel che c’è da rinnovare nella società”.

Pubblicato su N.3 del MENSILE VIVESSERE| rubrica STRANGER THAN FICTION

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