C’era una volta

STRANE STORIE

la realtà nuda e cruda

C’era una volta un treno che trasportava non si sa dove un papà e la sua bambina. Accanto a loro andò a sedersi un signore che continuava a tossire: il babbo, osservandolo, prese spunto per raccontare una storia alla piccina. Una strana storia che comincia così: C’era una volta un signore che una mattina appena sveglio inizia a tossire senza tregua. La sensazione di soffocamento gli fa ricordare di essere moroso. Si precipita fuori e per strada la gente lo guarda con dispregio. A quel tale, se non si spiccia a pagare la bolletta, gli verrà stacca l’aria.

Giunto al Palazzo dell’Aria riesce in extremis a saldare il suo conto e finalmente in salvo che fa? Tira una lunga e gustosa boccata dalla sua sigaretta.

Questo è l’inizio di  Strane Storie, il film del pubblicitario Sandro Baldoni che nel ’94 si misura visionariamente  nell’arte del cinema. Le strane storie però non finiscono lì. Seguendo la tradizione delle buone commedie italiane, la pellicola prosegue per episodi. Oltre all’aria da pagare c’è la vicenda dei condòmini: una famiglia di nordici proletari che un giorno si ritrova per vicini dei ricchi sudisti. Qui l’astio, insito nelle origini, si manifesta prima con piccoli dispetti tra i figli e finisce con il capofamiglia nordista che acquista a rate un piccola bomba made in Russia. Nell’ultima scena un bel fungo atomico oscura un cielo già saturo di ripicche e di sgarbi.

Altrettanto strana è la storia dell’ingegner I. M., 63enne di origine serba che abitava a Vigonovo, sulla Riviera del Brenta. Un giorno l’ingegnere spedisce un ricco dossier ad un noto quotidiano della sera dove elenca le ragioni del suo micidiale gesto. Poi, prima di impiccarsi con una corda sintetica, fa saltare in aria la palazzina di via IV Novembre dove abitava dal 2008: due bombe che dovevano esplodere a calcolata distanza grazie ad un accurato sistema di inneschi. Forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la perdita d’acqua nel condominio, segnalata e mai riparata. O l’assenza, più volte lamentata da I. M., di rastrelliere per la bicicletta. O magari il camino coassiale in soffitta che avrebbe potuto causare l’esplosione del medesimo stabile, come più volte lui stesso aveva fatto notare. Sta di fatto che oggi, l’ingegnere (unica vittima suicida) le angherie dai suoi vicini non dovrà subirle più.

C’èra una volta anche una grande nave che, in crociera nel Mediterraneo, durante una fredda serata di gennaio urta fatalmente una roccia: una falla di 70 metri si apre sul lato sinistro dell’imbarcazione provocando 30 morti (finora accertati, ndr) uno per infarto e gli altri per annegamento, 110 feriti e ancora due dispersi. Qualche tempo dopo,  in un negozio dell’isola, scena del disastro, vengono messe in vendita cartoline con l’immagine del relitto sullo sfondo.

Ora potrebbe scattare il gioco: “trova l’intruso”. Classicone da rivista enigmistica dove in una vignetta ricca di particolari ce ne sono alcuni che non hanno a che fare con gli altri. Sapreste dirmi quali? Tenendo conto che la differenza è tra cronaca e fiction.

Riflettendo, quelle di Boldoni sono idee che fanno pensare a Italo Calvino: «la vita va sempre raccontata solo attraverso la cronaca? Non necessariamente: la realtà nuda e cruda si può ritrovare anche sotto le spoglie del sogno o del “C’era una volta”».

A proposito di ritrovamenti, in questi giorni aprendo il classico baule impolverato parcheggiato nel solaio ho scovato dei vecchi ritagli di giornale*: “Calvino al rovescio –  è il titolo, poi continua –  Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistenza, requisiti preconizzati dallo stesso scrittore, oggi sono diventati superficialità, pressappochismo, pedanteria, esibizione, trasformismo”. Ma questa è un’altra storia…

*L’articolo che si cita è di Eugenio Scalfari, l’Espresso 28/08/2009.

Il film finisce con i passeggeri che scendono ad una stazione fantasma e si ritrovano davanti ai resti di un treno, poi appare una scritta: «I rottami del vagone dell’Italicus, distrutto da una bomba anonima il 4 agosto 1974, sono abbandonati in un prato, tra i rifiuti, vicino alla stazione di Bologna».

TITOLO: STRANE STORIE Racconti di fine secolo

REGIA: Sandro Baldoni

SCENEGGIATURA: Sandro Baldoni, Johnny dell’Orto

ANNO: 1994

INTERPRETI: Flavio Benacci, Consuelo Stangarone, Ivano Marescotti, Silvia Cohen, Mariella Valentini, Alfredo Pea, Johnny dell’Orto, Stefano Accorsi.

Pubblicato su N.4 del MENSILE VIVESSERE| rubrica STRANGER THAN FICTION

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